GIOCHIAMO! Dietro le quinte del nostro quarto Topolino

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E siamo al quarto Topolino ormai finito con gli occhi stanchi, le spalle ustionate, le gambe abbastanza provate ma ancora la festa addosso e la voglia di giocare a rugby.

Ma ogni anno è diverso, ogni anno porti a casa una carica unica, tanti sorrisi, tante botte anche e tanto buono sport giocato assieme, in mezzo a oltre 6000 bambini e relativi genitori.

Bellissime le magliette, gli striscioni, unici, bellissima la Ghirada, ottima l’organizzazione, meraviglioso il colpo d’occhio, ottimi i gazebo con tanto di piastre, porchette intere e tanta birra.

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Quest’anno sono stata in prima linea come accompagnatrice di una delle due under 10 che avevamo come Selvazzano Rugby e anche quest’anno nonostante la stanchezza ringrazio anche di essere stata in campo…a distribuire il tè, a dare i biscotti, a dare da bere agli assetati cercando di buttare l’acqua direttamente dentro la bocca senza bagnarli e senza far toccare la bottiglia a nessuno, a gestire gli spostamenti, sa legare le scarpe, a tenere i caschetti e i paradenti masticati, a buttare acqua o ghiaccio secco sopra qualche botta o ferita…ma soprattutto ad ascoltare e dare la carica ai bambini, a vedere le loro facce, ad ascoltare i loro discorsi e giochi…

Mi sento tanto mamma in tutto questo e forse il mio senso materno in questo caso viene alla ribalta…forse avrei voluto avere tanti bambini nella mia vita e quando sono in mezzo a loro mi sento bene…ma sono davvero unici e belli, sono spontanei…sono gentili…e pure rompi scatole ogni tanto…

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e poi li guardi e osservi tanti caratteri e modi…da quello che si sa gestire in tutto e per tutto, a quello che ti ringrazia sempre, a quello che cerca la conferma che è stato bravo, a quello che ama fare il capo coro, a quello che è silenzioso, a quello che corre come una gazzella…

la cosa divertente è che oggi giocavamo a scommettere sulle mete da farsi…dopo una prima giornata andata così così…con qualche sconfitta che si poteva evitare…eppure c’era grinta e voglia di fare…avevano bisogno di essere caricati…e anche uno stupidissimo gioco delle mete da fare..indovinando quante ne avremmo fatte e chi le avrebbe fatte è stato per loro uno stimolo a giocare bene e con voglia…

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quanto poco a volte ci vuole per aiutarli a tirare fuori il loro meglio e a vederli sorridere..quanto bello è giocare e divertirsi anche facendo fatica…e guardando al risultato ma per sorridere e stare bene….ovvio se poi si vince meglio!!!!

E così ringrazio chi mi ha regalato questa bella esperienza, ringrazio i “nostri rugbisti”……e aspetto il prossimo Topolino…under 12…si comincia a diventare grandi…ma io voglio continuare a rimanere “piccola” se questo significa entusiasmarsi ancora una volta, passare due giornate con questi meravigliosi bambini e dentro un campo da rugby.

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Giornalista e mamma…in attesa ma solo come giornalista

Micaela Faggiani nello speciale Natale di qualche anno fa a Telechiara

Micaela Faggiani nello speciale Natale di qualche anno fa a Telechiara

 

 

C’era una volta una giornalista. Anzi c’è ma non si vede. C’è una giornalista che aspetta. E spera ovviamente. Che le cose possano cambiare e in meglio ovviamente.

C’è una mamma che ogni mattina racconta a suo figli di 7 anni che sta aspettando notizie del lavoro perché non sa se la mamma tra qualche giorno avrà un posto di lavoro sicuro, se la vedranno ancora in tv a fare trasmissioni o telegiornali, lavoro che fa da quando ha 20 anni, quando ancora frequentava l’università e lavorava contemporaneamente.

E’ una mamma che in ogni caso rassicura il figlio sul futuro, perché la sua mamma una soluzione la troverà, l’ha sempre trovata e in ogni caso è una mamma che vuole reinventarsi a 37 anni, che ha voglia di lavorare, che ha voglia di “comunicare”.

Certo è una mamma che si sente in bilico, in attesa, nel limbo ormai da troppi mesi…perché la sua azienda ha deciso di chiudere, di vendere…ma ancora da molti mesi…ogni giorno sembra che si arrivi a una soluzione, più o meno pesante per i dipendenti…ma ogni giorno si porta pazienza e si aspetta.

Che qualcuno che ha il potere di farlo parli, spieghi, rassicuri o anche solo dica le cose come stanno.

Per mettersi il cuore in pace e per eventualmente ricominciare.

Per capire se da domani quella mamma ha uno stipendio che la aiuta a pagare il mutuo e le spese di ogni giorno o se deve inventarsi un lavoro o cercarlo…cosa praticamente impossibile se pensiamo ad un posto di lavoro fisso ,stabile e sicuro.

Fino a pochi mesi fa tutti dicevano…telechiara, la tv dei preti non morirà mai….è impossibile…eppure oggi quella mamma deve smentire tutte queste persone perché anche i preti oggi hanno deciso di chiudere. Le analisi possono essere fatte da chiunque, soprattutto di tipo economico,legate alla crisi e a quello che ha portato anche nel settore della comunicazione.

E se pensate che anche i preti sono arrivati a chiudere…beh pensate come siamo messi in generale. E la cosa fa davvero paura.

Intanto in questi mesi, lunghi di attesa, quella mamma sta alla finestra e osserva.

Osserva e ricorda i suoi inizia a Telechiara, 13 anni fa, quando ancora doveva laurearsi, tutti i programmi, gli speciali, le dirette fatte in tv, i colleghi che sono passati per Telechiara, “lo zoccolo duro” di Telechiara fatto di giornalisti e tecnici storici. Ricorda come ha fatto giornalismo, ha comunicato in modo diverso, proprio seguendo la mission come si dice oggi di telechiara.

E se è vero che per molti telechiara era solamente la tv dei preti e veniva detto anche in termini dispregiativi…per me e per i colleghi era fare un giornalismo diverso, di valore, dove si dava poco spazio alle urla e più ai contenuti e al sociale…una filosofia di comunicazione che avevo sposato a pieno.

Oggi di fronte a questa mamma giornalista solo la voglia di continuare a comunicare, bene, rispettando il proprio credo e il proprio stile, che sia per questo o quel datore di lavoro, che sia autonomamente. Ma che sia oggi, che finalmente arrivi il momento in cui si sa di che morte morire…o che vita vivere. Sempre comunicativamente parlando ovviamente. 

Maternità ?

 

Essere e diventare mamme e` davvero una cosa difficile da spiegare se non la si e` provata.

perché e` una rivoluzione copernicana che non lasciera` quasi più niente di uguale nella tua vita , che ti cambia anche i pensieri, il modo stesso di vedere la vita.

e te la mostra più bella perché più reale, più vera, con valori e priorità diverse. lungi da me fare la talebana e inneggiare alla maternità come la cosa che ogni donna deve fare. per fortuna ci sono donne che non sentono la maternità, che preferiscono accudire animali o loro stesse o solo un uomo piuttosto che fare male e infelice la madre a tutti i costi.

dico solo che e` un esperienza molto intensa e che cambia tutto. a partire dalla ricerca della maternità` o anche il rifiuto della stessa per vari e diversi motivi.

da qui il desiderio professionale e personale di indagare sulla maternità o meglio gli estremi della maternità per capire chi perché e come si cerca di avere un figlio a tutti i costi e dall`altra perché si rifiuta un figlio, perché si abortisce o si abbandono un figlio in ospedale appena lo si e` partorito.

Un desiderio che si concretizzerà in un’inchiesta televisiva…che sto realizzando e per la quale ho bisogno del contributo di mamme, non mamme, papà, uomini, nonne…che qualche pensiero su questo argomento ce l’hanno…

 

da mamma che ha partorito 6 anni fa senza grossi problemi di salute o etici e sociali e da giornalista sto vivendo intensamente questa mia ricerca e mio lavoro perché mi sembra di immedesimarmi molto in tutte le storie, le esperienze, le testimonianze che sto raccogliendo. e in mezzo a tutto questo sto cercando di capire il perché e dove sta una ragione, se una ragione c`e` o piuttosto non esiste una ragione ma una scelta dettata da tanti fattori.

 

Molte le storie, i fatti, le esperienze…e su cui rifletto, mi interrogo, mi immedesimo…

Come quello di una mamma che sola ha portato avanti una gravidenza, 9 mesi con il pancione…e in solitaria è andata a partorire con la scelta a monte di abbandonare il bambino in ospedale..perchè quel bambino è figlio della solitudine e dell’infelicità…una mamma per 9 mesi che  poi magari si pente ma non può più fare nulla per la legge italiana…che non vedrà mai il volto del suo bambino, i sorrisi, le lacrime…

Ma anche la storia di tante donne straniere ( quelle che stando ai numeri sono quelle che abortiscono di più)  che arrivano al quarto o quinto figlio e che proprio non ce la fanno economicamente parlando a mantenerne un altro…ma che magari non ci hanno pensato prima…e che magari lo vorrebbero ma il marito non intende allargare la famiglia..

o l’esperienza delle ragazzine che per un momento di amore si ritrovano con questa gravissima scelta da fare…che hanno paura, che non hanno nemmeno la testa per affrontarlo, che si ritrovano gli occhi e i giudizi addosso…che per fortuna stando a quello che ho raccolto dagli esperti sono sempre meno…perché oggi le giovanissime sono informate, conoscono i metodi contraccettivi più delle quarantenni … ragazzine che magari preferiscono andare in ospedale per farsi dare la pillola del giorno dopo…che tecnicamente non è un aborto…non sapendo se si è rimaste incinte…ma un evitare l’aborto…

o le donne che preferiscono non avere un figlio perché non ci sono tutte le condizioni necessarie…come una casa, un compagno, un lavoro, le possibilità economiche… che fanno questa scelta di campo, che antepongono magari il lavoro ad un bambino…e magari si ritrovano a 40 anni a decidere di provare per la prima volta ad avere un figlio… con tutti i rischi e le difficoltà che ne consueguono…compresa la possibilità di non riuscirci…

non è una scelta facile, è sicuramente una scelta che pesa e che rimane impressa nella mente, nel cuore e nel fisico di una donna… tante sono le donne che magari da anziane confessano un aborto che non hanno mai digerito…magari pensando a quello che poteva essere la loro vita con quel figlio mancato…

 

e dall’altra parte della barricata ci sono i medici, anche le donne e mamme medico…che in molti quasi l’800% fanno obiezione di coscienza e non praticano l’aborto…ma anche quelli che lo fanno perché medici…

non so se sia giusto giudicare o mettersi da una parte e dall’altra..perchè in tutte queste scelte c’è una vita a monte, delle difficoltà, delle tristezze anche quando magari non ci si pensa e o lo si fa per evitare un “impiccio”…

 

come non è facile entrare empaticamente e capire chi cerca la maternità a tutti i costi, invadendo il proprio fisico e la propria mente, dando la propria salute in mano ad un medico, cercando anche artificialmente una fecondazione che non arriva…sempre nei limiti di legge, ma comunque non naturale…che magari spende una fortuna per avere un bambino, per evitare la scelta anche questa difficile di un’adozione o di un affido…fortuna che magari non ha…

che attendono quella notizia che continua a non arrivare…mese dopo mese…guardando con invidia chi magari rimane incinta ma non vorrebbe quella gravidanza,…guardando l’orologico biologico e sentendosi inadeguata…

ma anche chi magari sceglie di avere un figlio nonostante la previsione di una malattia dello stesso bambino…malattia magari invalidante…previsioni di ripetuti interventi chirurgici per aiutare il bambino…. Ma anche previsioni di complicanze anche gravi per la salute della mamma in gravidanza o con il parto…e nonostante questo il desiderio di proseguire la gravidanza…anche a costo della propria vita…e una di queste storie purtroppo le mie orecchie l’hanno sentita…con la morte di una mamma preannunciata in gravidanza e intervenuta poco prima dei 9 mesi con la nascita però del bambino…quasi a voler proseguire una vita….

 

Cosa scatta nelle testa di una mamma e del relativo papà?

Come scegliere se essere mamma o se non esserlo?

Quali sofferenze, quali desideri, quali sogni?

 

A voi la parola…e le testimonianze…