Parla un medico

MI PERMETTO DI INSERIRE NEL BLOG LA RISPOSTA PRIVATA CHE IL PRIMARIO DEL PRONTO SOCCORSO DI CHIOGGIA MI HA GIRATO VIA MAIL A PROPOSITO DEL MIO SFOGO ANCHE SU WEB… per continuare la mia riflessione/ commento/ discussione sulla sanità!

Gent.ma Sig.ra Micaela Faggiani
la ringrazio per la sua riflessione. La nostra professione diventa di giorno in giorno più difficile, e la forza che ci fa continuare è proporzionale alla capacità di contribuire al bene della persona, che non significa sempre guarigione dalla malattia. Significa anche alimentare la speranza (“la speranza non si nega a nessuno”) dello stare meglio e lottare assieme alla persona per raggiungere questo obiettivo. Lo stare bene della persona ci fa stare bene, e questo le fa capire come il medico trae linfa vitale dai suoi pazienti realizzando di fatto una simbiosi. IL bene che facciamo ai pazienti, lo facciamo a noi. La soddisfazione che proviamo nel sostenere e realizzare la speranza della persona è la forza invisibile che ci spinge ogni giorno ad indossare il camice tra mille difficoltà.
Se un medico vive in questa dimensione diventa un Artista della Medicina. In caso contrario sarà sempre un Tecnico della Medicina, magari un bravissimo tecnico. L’ospedale piccolo di provincia aiuta il medico a vivere in questa dimensione.
Cordiali saluti
Dr. Andrea Tiozzo

Annunci

Piccoli o grandi ospedali? La speranza di essere curata

Tempo fa riflettevo sulla questione “ ospedali piccoli, di provincia – ospedali grandi” e cercavo di capire cosa è giusto…se tagliare le piccole strutture, chiuderle per potenziare i grandi ospedali e razionalizzare la spesa sanitaria…o mantenere in piedi i piccoli ospedali comodi alle persone che ci abitano vicino, soprattutto anziani, bambini e famiglie…e devo dire che da giornalista ed “esterna” propendevo per la prima ipotesi…oggi da “interna” dopo l’esperienza che mi è capitata questa estate con la frattura di 4 dita del piede e la sub amputazione di una falange nell’ospedale di Chioggia devo assolutamente ricredermi e dire GRAZIE in particolare a due medici che mi hanno seguito e curato bene e con amore della propria professione. Parlo in particolare del dottor Tiozzo responsabile del pronto soccorso dell’ospedale di Chioggia e dell’ortopedico dottor Menegazzo ai quali va un plauso da paziente e da giornalista e un grazie per avermi salvato un piede ridotto male dopo un incidente tra la moto dove ero trasportata e una macchina che mi ha schiacciato e tagliato le dita del piede sinistro.

Era il 10 luglio scorso  e l’incidente avveniva a Valli di Chioggia di ritorno da Sottomarina. Tralascio di raccontare tutte le traversie che mi sono capitate perché le scriverò successivamente. Quello che posso raccontare è che di fronte ad un’emergenza, ad un dito che POTEVA e sottolineo poteva essere salvato e riattaccato, solo la buona volontà accanto alla professionalità di un medico svegliato nel cuore della notte tra sabato e domenica hanno fatto sì che oggi ho tutte le cinque dita del piede sinistro anche se una di queste dita è più corta e malconcia. Di fronte a questa emergenza, visto che si trattava di un piede e del dito di mezzo ( il meno importante ai fini dell’equilibrio e del rimborso assicurativo) nessun ospedale del Nord Italia contattato dal Pronto Soccorso di Chioggia, sulla base del quadro clinico prospettato, si è preso la briga la domenica mattina di operarmi e di tentare di salvare il dito. Come risposta il fatto che un nosocomio era più specializzato nella mano, uno che il quadro clinico era già scritto e che non si poteva salvare il dito, un altro che era più conveniente per evitare problemi successivi amputare il dito che tanto “ poco serviva” per l’equilibrio. Seduta sulla barella del pronto soccorso con un sacco di male in corpo sentire queste parole mi ha gelato e mi ha davvero gettato nello sconforto. Neanche un giro a proprie spese in taxi alle 4 del mattino dall’ospedale di Chioggia a quello di Padova per tentare di farsi operare in un nosocomio importante, ultra blasonato, che conoscevo è servito a qualcosa. Anche qui non c’era nessuno disposto ad operarmi. L’unica alternativa che avevo era dunque ritornare sempre da esterna nell’ospedale di Chioggia dove il dott. Menegazzo con grande umiltà mi aveva detto prima di partire per Padova . “ Vada a Padova che è un ospedale più servito e dove ci sono specialisti capaci di operare anche i casi più difficili. Se però nessuno la vuole operare io se vuole ci provo e cerco di salvarle il dito” . E così è stato.

Alle 9.30 del mattino di domenica dopo aver dormito qualche ora dopo la mia emergenza notturna il dott. Menegazzo ha imbracciato camice e mascherina e mi ha operato dandomi 9 punti, infilando due fili di kirschner su due dita, togliendo una piccola falange dal dito incriminato e prescrivendomi 32 sedute urgenti di camera iperbarica per ossigenare il dito sub amputato. Oggi dopo oltre un mese e mezzo di ossigenoterapia, di visite ortopediche, di medicazioni, di stampelle e scarpa ortopedica attendo con gioia la rimozione dei fili e la riabilitazione per tornare a camminare abbastanza normalmente. Il dito incriminato è abbastanza rigido, bruttino esteticamente ma almeno c’è e sta bene.  

    E il merito va ai due medici che mi hanno seguito, che hanno creduto al loro lavoro, che hanno voluto aiutarmi e curarmi, nonostante l’emergenza, il quadro clinico, l’estate, il week end , la dimensione dell’ospedale e senza avere un cognome blasonato nel mondo sanitario del Nordest. Di qui il mio ricredermi di fronte alla questione piccoli/ grandi ospedali e un appello al mondo sanitario e ai medici perché ricordino il famoso giuramento di Ippocrate e soprattutto che di fronte a loro arrivano persone e non numeri, giovani, anziani, bambini…comunque malati o bisognosi di cure che si affidano a loro perché altro non possono fare. E con la speranza di guarire e di stare bene perché di fronte a loro hanno un medico che ha studiato e fatto anni di specializzazione proprio per cercare di guarire le persone. Almeno cercare di guarirle. La speranza non si nega a nessuno.