Parla un medico

MI PERMETTO DI INSERIRE NEL BLOG LA RISPOSTA PRIVATA CHE IL PRIMARIO DEL PRONTO SOCCORSO DI CHIOGGIA MI HA GIRATO VIA MAIL A PROPOSITO DEL MIO SFOGO ANCHE SU WEB… per continuare la mia riflessione/ commento/ discussione sulla sanità!

Gent.ma Sig.ra Micaela Faggiani
la ringrazio per la sua riflessione. La nostra professione diventa di giorno in giorno più difficile, e la forza che ci fa continuare è proporzionale alla capacità di contribuire al bene della persona, che non significa sempre guarigione dalla malattia. Significa anche alimentare la speranza (“la speranza non si nega a nessuno”) dello stare meglio e lottare assieme alla persona per raggiungere questo obiettivo. Lo stare bene della persona ci fa stare bene, e questo le fa capire come il medico trae linfa vitale dai suoi pazienti realizzando di fatto una simbiosi. IL bene che facciamo ai pazienti, lo facciamo a noi. La soddisfazione che proviamo nel sostenere e realizzare la speranza della persona è la forza invisibile che ci spinge ogni giorno ad indossare il camice tra mille difficoltà.
Se un medico vive in questa dimensione diventa un Artista della Medicina. In caso contrario sarà sempre un Tecnico della Medicina, magari un bravissimo tecnico. L’ospedale piccolo di provincia aiuta il medico a vivere in questa dimensione.
Cordiali saluti
Dr. Andrea Tiozzo

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Camera iperbarica

In attesa di una nuova esperienza obbligata. Tante persone in attesa di entrare nel grande tubo della camera iperbarica…zona ospedali..davanti all’obitorio, neanche male come collocazione…tante persone in attesa di tutte le età…soprattutto anziani. Non si capisce perché sono lì se non da qualche stampella o dall’andamento lento se così possiamo chiamarlo…o dai racconti che si sentono borbottare nella sala d’attesa anche dai parenti accompagnatori che ormai hanno fatto amicizia, sanno tutto di tutti, dispensano consigli, ti salutano con il sorriso, ironizzano sulle loro sventure. E così entro anche io a far parte di questa famiglia per un lasso di tempo da definire – 36 sedute secondo la preiscrizione del medico…ossia per capirsi 36 giorni di terapia, dal lunedì al sabato compreso , due ore di terapia, arrivando mezz’ora prima..quindi una mezza mattinata o mezzo pomeriggio perso o guadagnato…a seconda di come la si considera.  Io arrivo rassegnata e tutta titubante…non sapendo cosa mi aspetta…ho paura, seguo attentamente cosa fanno gli altri, i più anziani di servizio, copio, sto attenta a come mi sento…decisamente un’esperienza…i tecnici che ogni giorno ti ripetono la stessa tiritera..niente accedini, bombe a mano, oggetti metallici, quotidiani, smalti, trucchi in camera iperbarica, obbligatorie le sovrascarpe e il camice che ti danno in dotazione assieme ad un armadietto numerato…mio il 131 fino alla fine della terapia…

pronti con me due libri da portarmi dentro come da suggerimento…o qualche settimanale di gossip che ti prestano quelli dell’iperbarica…e via, si entra su appello dentro il tubo…prima quelli che stanno meglio, che riescono a camminare, quindi gli acciaccati e quelli come me che camminano con le stampelle o la carrozzina…prima però entrano quelli messi peggio…ossia in barella arrivati direttamente dall’ospedale. Una volta entrati tutti e fatti accomodare ognuno sulla sedia numerata stabilita entra anche il medico di turno e viene chiuso il portone sigillato…e subito inizia una sorta di ventilazione forzata…le mosse poi – una volta diventati abituali – sono sempre le stelle..il dottore serve bicchiere di plastica, acqua, caramellino alla menta o alla liquerizia, dà ad ognuno una mega siringona per gonfiare la mascherina…sopra la propria testa si ha un sacchettino con il proprio numero dove sono stati inseriti due tubi collegati ad una mascherina che va appunto gonfiata…alla fine dalla mascherina una valvolina che servirà una volta “in salita” a sgonfiare la mascherina…

cinque minuti ti passano dunque a fare queste mosse…poi cominciano a darti fastidio le orecchie…come se andassi su in montagna…allora devi cominciare a sbadigliare o deglutire o a soffiare con il naso tappato con le dita…per aprire le orecchie..perchè si sta scendendo sotto il livello del mare…meglio non guardare ogni due minuti la pressione nell’orologio situato alla fine del tunnel altrimenti sembra che il tempo non passi mai…quella è l’unica occasione se si ha voglia, se ci sono prodi e simpatici compagni di fare conversazione…quasi sempre sul numero di sedute che mancano, sui propri mali… oppure di avere maggiori informazioni dal medico di turno avendo la fortuna di trovare quello simpatico o loquace, che non ha sonno e che ha voglia di relazionarsi… finita la discesa una voce dall’esterno – quella del tecnico che sta seguendo la seduta davanti ad un pc – obbliga tutti ad indossare la maschera tranne il medico…ed eccoci alle prese con la mascherina e la chiusura della mascherina con i buchi…legati ad una sorta di cappellino per tenere la maschera…c’è chi ormai è avvezzo, chi non è mai riuscito, chi impara guardando gli altri…sono soprattutto le persone anziane a non riuscire e a chiedere aiuto al medico che passa in rassegna tutti per controllare se le mascherine sono a posto…ma anche il tecnico fa un giro di ispezione con le telecamere interne e con il suo pc che gli mostra quanto respiriamo ossigeno…ossia la percentuale di respirazione…se è sotto l’80% comincia la trafila per il medico che cerca di mettere meglio la maschera al paziente assistito dal tecnico…un diversivo per chi è nel tunnel…

come il diversivo e forse la rottura per chi non vede l’ora di finire la terapia eppure l’ha appena iniziata è quando qualcuno dei pazienti sta male, non regge la discesa con le orecchie…e allora si blocca la discesa, si risale un po’ fino a che il paziente risolve il suo problema…e ovviamente si perde tempo…. Altra questione quella della temperatura interna al tunnel…c’è chi ha molto caldo e chi ha molto freddo…e così il medico di turno deve fare da mediano alle richieste di diminuire o alzare temperatura…. C’è chi quindi si veste con maglioni o teli o chi si asciuga la fronte per il caldo…ce n’è davvero per tutti i gusti… poi c’è la sagra della respirazione…c’è chi si butta subito sul libro o sulla rivista…chi guarda il vuoto…chi dorme e russa !!!!….anche dai libri si può riconoscere la persona, da cosa legge, se è un lettore abituè o se legge la rivista perché un libro non sa nemmeno cosa sia…

 e finalmente passati i primi 25 minuti si arriva alla prima pausa…miseria solo la prima!!!! …..se all’inizio molte erano le cose da dire sembra che in questa pausa ci si sia tutti ridimensionati, poche le cose da raccontarsi perché è come se tutti stessero aspettando la fine…e allora si beve o si mangiano le caramelle…a proposito dopo una settimana di golia, ho pensato di portarmi delle gustose galatine…ma non avendo tasche dove metterle le inserivo dentro il reggiseno e a seconda della necessità le prendevo…che ridere ormai i pazienti nel turno con me non ci facevano nemmeno caso e ridevano!!!!

E così continua la terapia con altri due blocchi da 25 minuti intervallati dai soliti 5 minuti di pausa per riprendere conoscenza, per togliere al viso il segno della maschera, per respirare normalmente…l’ultima tranche è ovviamente quella più lunga che sembra non finire mai…dove anche il medico verso la fine inserisce la maschera visto che si risale in superfice…qui fa molto più freddo di prima e quelli che lo soffrivano prima come la sottoscritta davvero non se la passano bene… a proposito…meglio leggere un bel libro, di quelli che ti coinvolgono…ne ho letti due del genere e quei giorni la terapia è sembrata davvero più corta!!!!…ah perché le caramelle? Perché ciucciando le caramelle deglutisci e perché lì’ossigeno ti brucia davvero gli zuccheri e ti senti sfinita…eccoci dunque alla fine dell’ultimo blocco…meno difficile la risalita della discesa per le orecchie…tutti sono con gli occhi puntati al termostato…quando arriva allo zero senti i sospiri nonostante le maschere…che nel frattempo sono state sgonfiate con la valvolina tranne da qualcuno che se ne è dimenticato e che avrà come regalo il segno della maschera per almeno un’ora….

Finalmente il tecnico dice la parola magica:”togliete le maschere, la terapia è finita”….e tutti a sgonfiare la maschera e ad inserirla nell’apposito sacchettino che viene rimesso sopra la propria testa dopo aver chiuso anche la valvola dell’ossigeno…e qui scatta la fuga…per quelli che possono camminare…qualcuno si scontra per uscire…qualcuno è costretto ad aspettare gli assistenti che portano carrozzine, che aiutano a risalire in piedi… tutti ci si sente più forti ma è solo l’ossigeno a fregarci….e in fila torniamo con il camice verde nello spogliatoio dove ci si scambiano le ultime battute, ci si dà appuntamento al giorno dopo, ci si aiuta nelle rispettive sfighe, a togliersi calzari, camiciola…a sistemare stampelle, libri. Etc…. e finalmente liberi, pronti a salire in macchina ( ci può guidare) o a farsi trasportare come la sottoscritta dal poveretto o poveretta che per un mese deve fare il tassista all’andata e al ritorno… e pensare che c’è qualcuno messo peggio di me che viene tutti i giorni da fuori città solo per farsi le terapie…c’era addirittura una signora che scendeva in treno tutti i giorni da belluno… appena usciti sembra di tornare in un altro mondo dopo l’ovatta…si respira, ci si sente fortunati e si pensa che almeno per una mezza giornata sei libero di non leggere, di non vivere dentro il tunnel…e non si pensa che tanto tocca domani…magari si trova qualche neofita e allora tutti pronti a dispensare consigli, a chiedere la sua storia, il perché è lì…e allora senti parlare d tumori, di incidenti in moto, di malattie congenite…ne senti davvero di tutti i colori che mai penseresti… poi da quanto scaramantica sono io avevo creato il mio rito iniziatorio…pipì iniziale, the caldo e maglioncino da inserire…tutto questo perché una volta sono stata male in camera iperbarica e non avevo fatto tutto questo….

 

Per non parlare dell’ultima seduta, quella dove alla fine trovi scritto sull’armadietto fine terapia…sembra lunghissima, hai il sorriso stampato in faccia, dispensi sorrisi, consigli, chiacchiere con i vicini di terapia…ma nello stesso tempo vai in volata fuori dal tunnel appena hai finito.,..non hai quasi voglia di salutare per uscire e respirare finalmente senza il pensiero di tornare il giorno dopo….

Mamma mia che esperienza…non sapevo nemmeno che esistesse una cosa del genere..ma dicono che sia molto importante e anche il mio dito ringrazia ….