La giornata delle donne

la giornata delle donne

Ecco…diciamo che esemplifica bene lo stato delle cose…pensate a quelle donne ( riferimenti a a persone e cose sono puramente casuali ! 🙂 che vivono da sole con un bambino…le cose si complicano!!!!!

Ecco perchè con forza bisogna chiedere a chi amministra un aiuto per le donne…da asili nido aziendali, a flessibilità di orari sul lavoro, a tutele per le donne -mamme….e aiuto e sostegno da chi ci sta vicino…partner prima di tutto, parenti a seguire…

perchè siamo brave, toste e con le palle, ma ogni tanto scoppiamo anche noi.

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Motopellegrinaggio

Non è la solita iniziativa parrocchiale, non è forse neanche tanto speciale…di speciale forse ha la partecipazione, ogni anno maggiore, e il sorriso e l’amicizia che si è creata tra tante persone. Che magari non si frequentano per tutto l’anno, che magari alla messa domenicale partecipano sì e no tre volte l’anno, alle feste comandate…e magari per qualcuno la messa del motopellegrinaggio è l’unica alla quale partecipa in un anno.

Quello che è certo è che dal primo anno, sperimentale, in cui eravamo in poco più di 30 persone e circa una ventina di moto, si è arrivati nel 2010 a 110 partecipanti, una settantina di moto e lo stesso motopellegrinaggio è diventato un appuntamento ormai imprescindibile dall’attività pastorale della parrocchia di Voltabrusegana. Un appuntamento che ormai ha fatto il giro della diocesi tanto che sarebbe bello che venisse allargato anche ad altre parrocchie se non alla stessa diocesi.

Il senso dell’iniziativa è molto semplice. La parrocchia, il suo parroco, don Romeo Sinigaglia in primis,centauro per passione con una fiammante moto nuova in questa edizione  e abbigliamento relativo, chiama all’appello tutti i parrocchiani con la passione per la moto per invitarli a fare un giro in moto in giornata verso un luogo sacro, una chiesa,  un santuario dove poi celebrare la messa, mangiare assieme e tornare nuovamente davanti alla chiesa di Voltesea a orario di cena.

Ingredienti fondamentali la sicurezza, il rispetto delle regole della strada, l’andare piano una moto dietro l’altra in un lungo serpentone, il percorrere strade statali o provinciali e non autostrade anche per gustarsi il panorama…e naturalmente la voglia di passare una giornata diversa.

Età dei partecipanti la più varia…si va dai bambini capaci di stare in sella ad una moto trasportati da relativi genitori, donne al volante di una due ruote, ragazzi con lo scooter o la vespa…

necessaria la presenza anche di qualche macchina di supporto, anche per l’apertura e la chiusura del biscione e lo studio approfondito del percorso ( ad ogni partecipante viene data una cartina del percorso); qualche fotografo e telecamera, l’iscrizione preventiva per organizzare tutto al meglio.

A tutti i partecipanti ogni anno viene quindi fatto un piccolo regalo, in ricordo della giornata…quest’anno era la volta di un cappellino con frontino.

Significativa e suggestiva la messa. sempre in tono con il motopellegrinaggio…con i caschi sotto l’altare benedetti dallo stesso don Romeo…

non manca anche una piccola gita turistica alla zona a metà pomeriggio e la sosta necessaria alle pompe di benzina per non lasciare nessuno a secco.

Immagino la reticenza di chi vede decisamente poco sacri i motociclisti con le loro moto, le loro tute, il loro modo di fare…ma suggerisco di provare per credere…perchè l’esperienza ne vale la pena..anche per un arricchimento personale e di fede  o solo per passare una giornata diversa…

Parla un medico

MI PERMETTO DI INSERIRE NEL BLOG LA RISPOSTA PRIVATA CHE IL PRIMARIO DEL PRONTO SOCCORSO DI CHIOGGIA MI HA GIRATO VIA MAIL A PROPOSITO DEL MIO SFOGO ANCHE SU WEB… per continuare la mia riflessione/ commento/ discussione sulla sanità!

Gent.ma Sig.ra Micaela Faggiani
la ringrazio per la sua riflessione. La nostra professione diventa di giorno in giorno più difficile, e la forza che ci fa continuare è proporzionale alla capacità di contribuire al bene della persona, che non significa sempre guarigione dalla malattia. Significa anche alimentare la speranza (“la speranza non si nega a nessuno”) dello stare meglio e lottare assieme alla persona per raggiungere questo obiettivo. Lo stare bene della persona ci fa stare bene, e questo le fa capire come il medico trae linfa vitale dai suoi pazienti realizzando di fatto una simbiosi. IL bene che facciamo ai pazienti, lo facciamo a noi. La soddisfazione che proviamo nel sostenere e realizzare la speranza della persona è la forza invisibile che ci spinge ogni giorno ad indossare il camice tra mille difficoltà.
Se un medico vive in questa dimensione diventa un Artista della Medicina. In caso contrario sarà sempre un Tecnico della Medicina, magari un bravissimo tecnico. L’ospedale piccolo di provincia aiuta il medico a vivere in questa dimensione.
Cordiali saluti
Dr. Andrea Tiozzo